mercoledì 22 marzo 2017

[Recensione] La biblioteca sull'oceano di Ashley Hay - Sperling & Kupfer


Trama
In una piccola città affacciata sull'oceano, c'è una biblioteca dove gli abitanti vanno in cerca di pace e di sogni. Affidano le loro richieste ad Ani, bibliotecaria alle prime armi, una giovane donna già segnata da un destino crudele, che le ha strappato un pezzo di cuore e l'ha lasciata sola a crescere la sua bambina. Quell'impiego le è stato offerto per aiutarla ad andare avanti e, se lei ha accettato, è anche un po' per il ricordo che serba della prima biblioteca mai visitata: una sala meravigliosa in cui aveva trovato rifugio in un giorno di pioggia, un luogo solenne che l'aveva incantata. Ora, tra le pagine dei libri, cerca le risposte che non sa darsi da sola e spera di rivivere almeno un briciolo di quella lontana magia. Tra quei vecchi scaffali, anche il dottor Draper vorrebbe ritrovare la sua vita di un tempo, di quando ancora non aveva conosciuto la guerra e il senso di colpa per tutti coloro che non è riuscito a salvare. Mentre il suo amico Roy, che al fronte si è scoperto poeta, vaga alla ricerca delle parole perdute, quell'ispirazione venuta meno proprio ora che è circondato da tanta pace e bellezza. Finché una poesia anonima ricevuta da Ani irrompe in quel tempo sospeso e riavvia il corso di quei tre destini, ormai intrecciati per sempre in un'unica trama.
Struggente e poetico, La biblioteca sull'oceano è un romanzo che parla di nuovi inizi e del potere salvifico della letteratura. Una storia di ritorno alla vita, che trafigge il cuore di speranza.

La mia opinione
Questo libro mi ha attirata immediatamente sia per il titolo che per la copertina. Da amante dei libri che vive in una città di mare non potevo non restarne affascinata. E devo dire che, nonostante sia un romanzo struggente, non ha deluso le mie aspettative.
Ci troviamo in un piccolo paesino dell’Australia, dove vive una famiglia perfetta e felice: Ani, Mac e Isabel. Le giornate dei tre sono fatte di piccoli momenti condivisi: una passeggiata sulla spiaggia, la scoperta di colori e luoghi favolosi, sempre loro tre, insieme.
Ma il destino spesso si frappone ai nostri progetti di felicità. Un terribile incidente strappa Mac alla sua famiglia, lasciando Ani non solo terribilmente triste, ma con il compito di occuparsi di sé e della figlia.
Le viene quindi offerto un posto nella biblioteca del paese. Il luogo perfetto per lei, che ama profondamente i libri e che si è innamorata di Mac anche per questa passione condivisa. 
Ani cerca piano piano di sconfiggere il dolore e di farsi dei nuovi amici. Il dottor Frank e il poeta Roy, due uomini con l’animo distrutto dalla guerra e che cercano di ritrovare il loro posto nel nuovo mondo. 
Sarà proprio l’amore per la lettura ad unirli. Grazie ad Ani, Roy ritroverà l’ispirazione per comporre una magnifica poesia, depurata dagli orrori della guerra che avevano caratterizzato i suoi precedenti componimenti.
La bravura della scrittrice è percepibile sin dalle prime pagine. Non è solo la bellezza della trama a rendere questo libro davvero speciale, ma è anche la capacità di descrivere perfettamente i luoghi, che permette al lettore di essere là, insieme ai personaggi e percepire le stesse sensazioni, respirando i profumi di un luogo meraviglioso.

Ci lascia con un insegnamento: chi dice che il tempo cura tutto, a volte si dimentica che ci sono delle ferite talmente grandi che non passano. Semplicemente, ci si abitua a conviverci, ci si adatta a loro, ma le cicatrici restano sempre. Eppure, sono le piccole cose, come i libri, la bellezza di una passeggiata al mare, un tramonto, una poesia inaspettata, a ricordarci che, in ogni caso, c’è sempre un motivo per sorridere.



martedì 14 marzo 2017

[Recensione] Il re bambino e l'imperatore cattivo di Andy Riley - Mondadori Ragazzi



Trama
Edwin non è un ragazzino normale. E’un re, con tanto di trono, armatura e castello con passaggi segreti in piena regola. Ah già, e come vicino di regno ha l’essere più terribilmente crudele del mondo. Come fanno due personaggi così a non dar vita a una storia ricca di avventura, azione, cioccolato e coccodrilli dalla mascella assassina?

La mia opinione
Esce oggi in libreria il libro per ragazzi “Il re bambino e l’imperatore cattivo”. 
Gli elementi per una storia fantastica ci sono tutti: Un re, gli abitanti del regno felice, tanta cioccolata e divertimento.
Ma, come in tutte le storie che si rispettino, non può mancare un Cattivo. E vi assicuro che, da bambina, avrei davvero temuto l’Imperatore Nurbison.
Edwin, il nostro giovane Re, vive tranquillo nel suo regno, amato dal suo popolo perché ogni venerdì distribuisce tutti i dolciumi possibili e immaginabili ai contadini di Edwiland. Come non si può amare un re così? I suoi contadini sono talmente felici che hanno istituito la tradizione del “Giorno dell’Amore per il Nostro Re”, aspettandolo con ansia.
Ma, come sappiamo, anche il patrimonio dei Re non è infinito e improvvisamente Edwin si ritrova senza neanche un soldo!
Quale momento migliore per l’imperatore cattivo per impadronirsi del regno? Finalmente l’imperatore riesce a mettere in cattiva luce il suo “nemico”, convincendo i contadini che Edwin non li renderà felici come lui…
Ma è solo una trappola: una volta impossessatosi del Regno, imporrà a tutti le sue temibili regole. E come tutti i cattivi che si rispettano, l’imperatore Nurbison ha una risata davvero davvero cattiva “FUAH FUAH FUAH”.
Riuscirà il Re Bambino a recuperare la fiducia dei suoi contadini?
Attraverso una storia divertente e delle illustrazioni perfette, Andy Riley farà divertire tutti, dai più piccoli ai più grandi. Lo ammetto, non ho figli ma mi sono divertita ugualmente a leggere la storia del Re Bambino.
Inoltre, come tutte le migliori fiabe, l’ultimo capitolo è dedicato all’insegnamento: “Cosa abbiamo imparato da questa storia”.

Un romanzo davvero spassoso, se siete alla ricerca di un libro da regalare ai vostri bimbi e da leggere insieme a loro non perdetelo, vi divertirete anche voi ve lo assicuro!

lunedì 13 marzo 2017

[Recensione] L'ottico di Lampedusa di Emma-Jane Kirby per Salani


Trama
Carmine di mestiere fa l’ottico, ha cinquant’anni e vive sull’isola di Lampedusa. Ha scelto di vivere nella meravigliosa isola incastonata nel Mediterraneo per la sua pace, per il mare bellissimo, blu cobalto, in cui nuotano i delfini. Carmine potrebbe essere ognuno di noi: ha la sua vita, si preoccupa del futuro dei figli ormai grandi, si tiene in forma facendo jogging, ha un’attività ormai avviata, degli amici, insomma una vita tranquilla e solida nella calma di questa terra tra la Sicilia e l’Africa. Sì, certo, anche qui qualcosa è cambiato, i turisti, i resti dei barconi abbandonati, i sacchetti di plastica che svolazzano, quei gruppetti di africani che vede camminare stancamente sulle strade dell’isola, autobus che ormai quasi ogni giorno escono dal porto stipati di migranti appena sbarcati, e poi tv e giornali traboccano di notizie di annegamenti e naufragi. Meglio non pensarci. Ma quel 3 ottobre del 2013 Carmine esce in barca con i suoi amici, a pescare e godersi il mare d’autunno, e all’improvviso si ritrova calato in quella realtà sino ad allora così lontana. In otto, con un solo salvagente recuperano quarantasette naufraghi, e la loro vita e quella dei salvati non sarà mai più la stessa. Tutti gli altri sono morti.
Questo romanzo non è solo il racconto intenso e indimenticabile del risveglio di una coscienza, ma anche una testimonianza toccante che riesce a evitare la retorica e l’invettiva riportando il problema dei migranti, senza banalizzarlo, alle sue dimensioni umanitarie, e che chiarisce la situazione di una crisi tuttora in corso, culminata in una del­le più imponenti migrazioni di massa della storia dell’umanità.


La mia opinione
Il romanzo-documentario "L'ottico di Lampedusa" ci racconta una delle più tristi realtà della nostra epoca: quella dei migranti che, alla ricerca di una vita migliore rispetto a quella che conducono nel loro paese d'origine, si imbarcano verso la nostra terra.
Come sappiamo, ed è purtroppo un fatto tristemente noto, nonostante tanti uomini, donne e bambini investano tutti i loro risparmi, le imbarcazioni non sono per niente sicure e, conseguentemente, i naufragi sono all'ordine del giorno.
La storia dell'ottico di Lampedusa, tratta dalla vicenda realmente accaduta di Carmine Menna, inizia proprio con il racconto di un naufragio.
È una bellissima giornata e l'ottico, la moglie e i loro amici hanno deciso di godersi due giorni di relax in mare, con la barca Galata. Improvvisamente, però, iniziano a sentire dei rumori, che risultano dopo poco essere dei lamenti. È proprio l'ottico, un uomo preciso abituato ad osservare ogni cosa nei minimi dettagli, che si accorge di quello che li circonda: tantissimi uomini e donne in mare, in cerca di aiuto per non morire affogati. Gli otto passeggeri della barca non restano indifferenti e organizzano una vera e propria squadra di soccorso. Saranno pochi quelli che riusciranno a salvare rispetto al numero dei migranti: solo 47. Eppure sono tanti.
Inizia così un lungo percorso psicologico che coinvolge l'ottico e gli amici. Se fino a poco tempo prima, infatti, le numerose notizie degli sbarchi clandestini, dei naufragi, il dramma dell'immigrazione lo lasciavano indifferente, quasi non fosse un suo problema, ora si sente parte di quel mondo. E sta male all'idea di non poter fare di più. 
La cosa più sconvolgente è il trattamento che ricevono queste persone una volta arrivate nel nostro Paese. È un argomento molto attuale e discusso. Ma spesso ci si dimentica una cosa: non sono numeri, ma esseri umani e, ciascuno di noi, nel suo piccolo, ha il dovere di fare qualcosa. 
Questo è il messaggio principale che viene trasmesso da questo romanzo/denuncia, che trae ispirazione da un reportage curato dall'autrice, Emma-Jane Kirby.
Purtroppo molte persone rimarranno indifferenti e indignate: è quello che mi è capitato spesso di sentire quando abbiamo dovuto accogliere gli stranieri, che poi molto spesso in Italia neanche ci vorrebbero stare. Ma chi vorrebbe stare in un paese dove sei considerato un delinquente solo perché hai un diverso colore della pelle? 
Una cosa mi ha colpito tantissimo del romanzo: il paragone che, ad un certo punto, viene fatto con i campi di concentramento. Siamo così tanto cambiati se permettiamo che queste persone vengano considerati solo dei numeri e debbano essere confinati in un centro di accoglienza in un'attesa che sembra infinita? È un romanzo forte, a tratti angosciante, ma che sicuramente ci porta a fermarci, distogliere l'attenzione dalle nostre vite frenetiche e riflettere su ciò che ci circonda.

venerdì 10 marzo 2017

[BlogTour] Un bacio in sospeso di Luigi Mancini - Terza tappa: La parola all'autore






Buongiorno lettori e lettrici e ben ritrovati dopo una lunga assenza (anche noi lettori andiamo in vacanza ogni tanto:))). Torno da Parigi e ad aspettarmi ho tante novità! Oggi in particolare il blog ospita la terza tappa del Blog Tour dedicato al romanzo Un bacio in sospeso di Luigi Mancini edito da Les Flâneurs.


Un romanzo che, dalla trama, si presenta particolarmente intrigante... Siete curiosi di scoprire da dove è venuta l'idea? Andiamo a conoscere meglio la trama e poi la parola all'autore, che ha lasciato un bellissimo commento sul suo romanzo, che sono sicura vi incuriosirà tantissimo!


Trama
«Un cantastorie, una leggenda, un giovane eroe e i suoi aiutanti, una principessa imprigionata in una sontuosa dimora, un orco malvagio e la suprema lotta tra il bene e il male. Nonostante la presenza suggestiva di tutti questi classici elementi, non si tratta di una fiaba e sarà il lettore a scoprire perché… La vicenda narrata si svolge in un tempo sospeso, tuttavia è intenzionalmente ancorata a un territorio specifico, l’entroterra napoletano. La scrittura dell’autore è un filo teso tra poli opposti: poesia e trivialità, denuncia sociale e tangibile erotismo. Queste pagine sono intrise di quell'amore viscerale che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita e per cui forse ha lasciato Un bacio in sospeso».



L'autore
Luigi Mancini (1980) nasce a Napoli ma vive a Reggio Emilia. Fin da giovanissimo scrive poesie e canzoni; dal 2013 si cimenta con la scrittura di romanzi. Con Les Flâneurs ha già pubblicato La ragazza silenziosa (2016).


Dopo aver conosciuto la trama e l'autore Luigi Mancini, sentiamo un po' cosa ci racconta lui stesso del romanzo:



"Il romanzo trova ispirazione nella vera storia di due amanti, due anime simili, due cuori spezzati dalla crudeltà dell'ignoranza."


Adoro i libri tratti dalle storie vere e devo dire che sono ancora più curiosa di scoprire il romanzo... Anche perché sono sicura che, ognuno di noi, almeno una volta nella vita avrà avuto il suo "Bacio in sospeso".
Se volete conoscere ancora meglio "Un bacio in sospeso", continuate a seguire il BlogTour... Se vi foste persi qualche tappa, vi riporto qui il calendario:






Per finire, non perdete l'occasione di vincere una copia e-book del libro partecipando al Giveaway tramite l'apposito form! Buona fortuna a tutti e buona lettura :)

a Rafflecopter giveaway

mercoledì 22 febbraio 2017

[Recensione] Tutto quello che non ricordo di Jonas Hassen Khemiri



Trama
Questa è la storia di Samuel, un ragazzo che ha perso tragicamente la vita: è stato un incidente o un suicidio? Un giovane scrittore incontra tutti quelli che lo conoscevano per ricostruire attraverso le loro parole chi era
veramente Samuel: l’amico speciale Vandad, ora in carcere; la Pantera, artista underground a Berlino; il grande amore Laide, attivista per le donne migranti; l’arzilla nonnina a cui la malattia sta strappando la memoria. Un appassionante puzzle di voci si compone con la suspense, i colpi di scena e le contraddizioni di un’indagine a presa diretta in cui ciascuno racconta la sua personale verità. E mentre capiamo di non poterci fidare fino in fondo di nessuno veniamo risucchiati nel ritratto commovente, esilarante e irresistibilmente umano di un ragazzo che abbraccia il mondo con la spontaneità pura di un bambino. Uno
smemorato cronico alla continua ricerca di esperienze indimenticabili, che annota su miriadi di quaderni per combattere la sua paura dell’oblio. Un outsider tenero ed enigmatico, forse un poseur, forse un sognatore sfruttato dalle persone che più amava, a cui ci affezioniamo come a un amico che ci fa osservare con uno sguardo nuovo il nostro rapporto con gli altri e con la vita. Tutto quello che non ricordo è una storia d’amore e di amicizia, di tradimento e autoinganno, ma è anche un romanzo sulla perdita, sul tempo che abbiamo, sul nostro bisogno di ricordare ed essere ricordati, e sulle parole a cui ci aggrappiamo nella speranza o nell’illusione di cambiare tutto quello che è stato.

La mia opinione
La casa editrice Iperborea ormai “non sbaglia un colpo” e ci regala un nuovo meraviglioso romanzo: “Tutto quello che non ricordo” dello scrittore tunisino-svedese Jonas Hassen Khemiri. 
Devo ammettere che non conoscevo questo scrittore prima e da questo momento vi confesso che non vedo l’ora di conoscere tutti i suoi lavori.
“Tutto quello che non ricordo” ha ricevuto critiche positivissime e non mi stupisce.
Lo scrittore, attraverso la ricostruzione delle vicende che hanno preceduto la misteriosa morte di Samuel (incidente o suicidio?) scandaglia profondamente la mente umana, trasmettendo la sensazione che i fatti che ci accadono non sono mai oggettivi, ma profondamente influenzati dalla nostra memoria.
Intervistando i principali personaggi della storia, tutti legati a Samuel, e cioè la Pantera, Laide e Vandad, lo scrittore non riesce a ricostruire pienamente la vita di Samuel. O meglio, lo fa, ma attraverso quelle che sono le prospettive di ciascuno dei personaggi.
Ecco quindi che gli eventi cambiano inevitabilmente, così come muta il personaggio di Samuel, a seconda di chi, in quel momento, è la voce narrante. E il lettore si trova necessariamente a chiedersi “chi sono io? Quello che sento di essere o la percezione che gli altri hanno di me”. 
Anche la scelta del personaggio, da questo punto di vista non è casuale: Samuel non sembra avere carattere, sembra plasmarsi diversamente a seconda della persona con cui si trova, cercando di adattarsi a quelli che sono i desideri altrui.
Una nota particolare di merito va sicuramente allo stile dello scrittore: il romanzo è incalzante, strutturato come delle mini interviste ai personaggi, donando al lettore la sensazione di essere là a chiacchierare con loro.
Dopo aver vissuto gli amori, le amicizie, i sogni di Samuel, rimane alla fine un senso di vuoto: quello di non aver capito fino in fondo il personaggio principale e non avere risposta alla domanda iniziale, che è il fulcro dell’indagine dello scrittore. A seconda del punto di vista che accoglierete, infatti, vi farete una diversa idea sul destino di Samuel, se la sua morte sia stata una scelta o un tragico incidente.
Voto finale: 5/5