giovedì 20 luglio 2017

[Recensione] La testimone del tempo di Tahmima Anam - Garzanti



Trama
Cambridge, Massachusetts, fine dell’estate. Zubaida, giovane dottoranda di Harvard, sta per lasciare l’America. Non vede l’ora di fare ritorno nel suo paese, il Bangladesh, dove la aspettano a braccia aperte la famiglia adottiva e il fidanzato di sempre, Rashid. La attende anche un’occasione unica che non può certo rifiutare: partecipare come paleontologa a uno scavo importante che potrebbe riscrivere la storia. Ma qualche giorno prima della partenza, nel buio di una sala da concerto, incontra una persona speciale: l’affascinante pianista Elijah Strong. Elijah non è come gli altri uomini che Zubaida ha conosciuto finora. Fra loro l’attrazione è immediata e intensa, destinata a sopravvivere al di là dell’appartenenza a culture diverse. 
Eppure, per quanto Zubaida desideri restare e arrendersi a una passione cui è difficile resistere, rimane fedele ai suoi piani. Rientra a Dacca, spinta anche dal rispetto delle tradizioni e di una famiglia che l’ha accolta e protetta. Qui deve confrontarsi con le premure e l’affetto di Rashid, che non riesce più a ricambiare, e ripercorrere un passato che credeva non esistesse nemmeno. 
Quelli in Bangladesh sono anni in cui Zubaida si mette alla prova e non si arrende mai. Anni in cui non ha paura di prendere decisioni a volte scomode. Anni in cui non può e non vuole dimenticare Elijah e quel loro incontro che ha cambiato la sua vita per sempre. Sa bene di non essere più quella di un tempo. E forse adesso è arrivato il momento di liberarsi degli ultimi fili che ancora la legano a un’esistenza che non sente più sua e tornare là dove tutto è cominciato. Con un unico obiettivo: abbracciare le proprie radici senza rinunciare a sé stessa e all’amore.

La mia opinione
Un romanzo riassumibile in una sola parola: meraviglioso!
Già dalle prime pagine ho capito che questo era il libro per me. Tahmima Anam ci racconta la storia di Zubaida, una ragazza del Bangladesh che si trova in America per completare gli studi in paleontologia. Poco prima di partire e tornare nel suo paese d’origine, Zubaida farà un incontro casuale che sconvolgerà tutta la sua vita: quello con Elijah, un uomo diverso da tutti coloro che ha incontrato prima, capace di farle provare emozioni che non credeva esistessero.
Il problema è che Zubaida, a casa in Bangladesh, ha lasciato Rashid, il suo fidanzato storico, che l’aspetta per coronare quello che è il loro piano da sempre, il matrimonio e una famiglia insieme. Zubaida, nonostante ciò che prova per Elijah, viene travolta da quelle che sono le aspettative non solo dei suoi genitori, ma anche della famiglia di Rashid. Rashid è il ragazzo perfetto, dolce e premuroso, quello che tutti sapevano che Zubaida avrebbe sposato sin da quando era piccola. 
Così Zubaida si rassegna al suo destino e sposa Rashid, ma il pensiero di Elijah è sempre presente. E, sopratutto, è presente dentro di lei una mancanza: quando era piccola ha scoperto di essere stata adottata. Il silenzio serbato dai suoi meravigliosi genitori adottivi, ha fatto crescere in lei la voglia di sapere. Quanto sono importanti le nostre radici? Anche se si cresce in una famiglia meravigliosa, l’idea di non sapere da dove si viene, a chi assomigliamo, da chi abbiamo preso certe caratteristiche, può creare un vuoto che è difficile colmare. 
Il racconto di Zubaida, che è fatto sotto forma di lettera ad Elijah, parla proprio di questo: una donna alla ricerca di se stessa, che non troverà pace finché non ricostruirà tutti i tasselli del passato, costruendo finalmente il suo futuro e  trovando il coraggio di cambiare quello che sembra un destino segnato.
Voto finale: 5/5

martedì 18 luglio 2017

[Recensione] Il segreto di Parigi di Karen Swan - Newton Compton Editori



Trama
Da qualche parte, lungo le strade di Parigi, c’è un appartamento sommerso da strati di polvere e segreti: è stracolmo di opere d’arte d’inestimabile valore che sono rimaste lì, nascoste per decenni. L’incarico di valutare quei tesori è affidato a Flora, giovane e ambiziosa esperta d’arte, una donna in grado di mantenere il controllo durante un’asta da milioni di sterline, ma con serie difficoltà ad accettare un invito a cena a lume di candela. Flora ha il compito di ricostruire la storia di ogni dipinto presente nell’appartamento, per cercare di scoprire chi abbia tenuto nascoste quelle opere d’arte. Si ritrova così catapultata negli affari dei Vermeil, una famiglia del jet set internazionale che si muove tra Parigi e Antibes, e si rende ben presto conto di avere a che fare con qualcosa di poco chiaro. Xavier Vermeil sembra infatti intenzionato a porre un freno all’interesse di Flora per la sua famiglia. Che cosa nasconde? Ambientato in luoghi dalla bellezza mozzafiato e narrato con uno stile capace di avvincere il lettore, Il segreto di Parigi è un racconto intenso e impossibile da dimenticare.

La mia opinione
Ho letto tanti romanzi di Karen Swan, una scrittrice che è sempre capace di farmi sognare. Devo dire che, rispetto ai precedenti, questo mi ha un po’ delusa.
Non fraintendetemi: lei scrive sempre benissimo ed è capace di distrarci dalla quotidianità, raccontando storie romantiche e perfette per le giornate che passeremo sotto l’ombrellone.
Tuttavia, nonostante il romanzo mi abbia coinvolta, l’ho trovato un po’ scontato e banale.
Non mancano i colpi di scena, ma in generale la trama era la già troppo sentita storia dell'improvvisa attrazione tra Flora, una donna in carriera esperta d'arte, una ragazza dolce, ma anche forte, e Xavier, il figlio dei nuovi clienti di Flora. Xavier è il classico ragazzo ricco e tormentato, di cui tutti i giornali di gossip parlano a Parigi, che Flora incontra mentre si trova nell’appartamento dei suoi clienti, improvvisamente riscoperto dopo 70 anni di abbandono.
L'autrice, come tante altre, si è ispirata ad un fatto realmente accaduto: un appartamento abbandonato da un'attrice durante la guerra, e riscoperto dopo 70 anni con tantissimi cimeli, opere d'arte e persino uno struzzo impagliato!
Ho apprezzato moltissimo la scelta di una protagonista che lavorasse come esperta d’arte, che è un campo che amo, e l’ambientazione a Parigi, che anche nei romanzi si rivela sempre e comunque una città magica.
Il romanzo, oltre all’arte, all’amore, al fondamentale rapporto tra fratelli, parla anche di un terribile argomento: i capolavori trafugati dai nazisti, spesso sottratti con l’inganno alle famiglie ebree.
Sicuramente è un romanzo coinvolgente, che vi consiglio di leggere se amate le storie romantiche e siete alla ricerca di un libro che vi faccia evadere per qualche ora.

Voto finale: 3/5

mercoledì 28 giugno 2017

[Recensione] Il libro maledetto di Kai Erik - Sperling & Kupfer




Trama
Durante una lezione universitaria, uno studente coglie alla sprovvista il professore di lettere, Mickel Backman, chiedendogli di un libro che nessuno avrebbe mai dovuto nominare: una raccolta inedita di poesie scritte a inizio Novecento. Il giovane autore, tale Leander Granlund, non conobbe mai il successo come poeta, ma divenne tragicamente noto come assassino, accusato di aver avvelenato sposi e invitati a un banchetto di nozze, e poi l'editore che si era rifiutato di pubblicarlo. Un retroscena dai contorni oscuri, una fitta trama di passione e follia perdurata nel tempo, perché i versi misteriosi sembrano non aver mai cessato di riversare la loro influenza funesta su chiunque ne sia entrato in possesso. Lo studente - Pasi, un tipo tormentato e sfuggente - è convinto che il professore sappia molto di più di quanto non voglia ammettere, e non ha alcuna intenzione di abbandonare la ricerca su quel poeta maledetto. Dopotutto, che male può fare un manoscritto scomparso da decenni? Non sa che entrarne in possesso è come mettere piede all'inferno. O forse è proprio il richiamo di quell'abisso ad attirarlo. Fino a quando non ne vedrà il fondo. Da un giovane autore acclamato come il nuovo fenomeno della narrativa nordica, una storia di passione e ossessione, tradimento e vendetta. Un viaggio da brivido nel cuore oscuro della letteratura, là dove i libri possono distruggerti anziché salvarti.

La mia opinione
Molto spesso ci capita di leggere storie sul potere salvifico dei libri: la letteratura, come sappiamo bene noi amanti dei romanzi, unisce persone diversissime tra loro, ci permette di viaggiare in luoghi lontanissimi e meravigliosi senza muoverci di casa, apre la mente e xi fa scoprire ogni giorno cose diverse.
Nel romanzo "Il libro maledetto", come intuirete dal titolo, le cose vanno un po’ diversamente e il bravissimo giovane scrittore finlandese, Kai Erik, costruisce una storia di misteri, passioni, amore, pazzia: tutti sentimenti legati a questo vecchio libro di poesie, che nel mondo della letteratura vorrebbe decisamente essere dimenticato.
Tutto inizia durante una lezione universitaria, quando un giovane studente chiede al professore di poter fare un lavoro su un libro “maledetto”. Il caso vuole che Mickel, il professore di lettere, ha un passato legato proprio a questo vecchio libro, che in qualche modo ha influenzato le sue amicizie e i suoi amori.
Così, non appena lo studente inizia a porre le domande, Mickel, piuttosto impacciato, cerca di minimizzare il potere di questo libro del quale si dice che chi lo legge finisca all’inferno. La leggenda, infatti, narra che l’autore delle poesie fosse un assassino, che avrebbe ucciso il fratello e la giovane moglie al loro matrimonio, assieme a buona parte degli invitati, omicidi commessi soltanto attraverso la lettura di alcune poesie contenute nella raccolta.
Il giovane Pasi, il particolare studente che si è interessato al romanzo, non si arrende e inizia una ricerca personale che rischierà di fargli davvero male.
La storia, poi, viene contestualizzata nella Finlandia di oggi. Non tutti sanno, forse, che in Finlandia c’è un altissimo numero di suicidi, soprattutto tra gli adolescenti o i giovani universitari.
Kai Erik coglie l’occasione della finzione di un libro maledetto, che può condizionare le vite dei lettori, per portarci in questo mondo fatto di depressione, droghe, influenze negative.
Si tratta di un romanzo molto particolare, profondo e struggente, che racconta amori, passioni, sentimenti positivi e negativi e, per quanto estremamente coinvolgente, lascia nel lettore un senso di inquietudine.
Se amate gli autori nordici, in particolare finlandesi, e conoscete la particolarità del loro stile, vi consiglio assolutamente di non perdervi “Il libro maledetto”.



Voto finale: 4/5


martedì 20 giugno 2017

[Recensione] La casa in riva al lago di Ella Carey - Newton Compton Editori



Trama
Anna vive a San Francisco e si è costruita un’esistenza tranquilla e ordinata, fatta di giornate costellate di abitudini in cui gli imprevisti sono ridotti al minimo. Il suo mondo viene completamente sconvolto quando suo nonno Max, di novantaquattro anni, la mette a parte di un sorprendente segreto: la loro era una famiglia aristocratica che ha perso tutto durante la seconda guerra mondiale. All’epoca Max era stato costretto a fuggire dalla Prussia, abbandonando un oggetto prezioso. Adesso, dopo oltre settanta anni, vorrebbe ardentemente che la nipote lo andasse a recuperare. Nonostante si senta confusa per quelle rivelazioni, Anna parte per la Germania. Sono tante le domande che affollano la sua testa: cosa ha mai lasciato di così importante, suo nonno? E perché le ha nascosto la verità per così tanto tempo? Sarà Wil, un uomo che Anna incontra durante il suo viaggio, ad aiutarla a far luce sul mistero che ha di fronte. Insieme, scoprono che i segreti della sua famiglia sono collegati a un appartamento abbandonato a Parigi…
Con una narrazione che alterna vicende degli anni Trenta a quelle dei nostri giorni, La casa in riva al lago è un romanzo che racconta come si possa lottare per raggiungere la felicità, senza sacrificare l’amore verso la propria famiglia e il proprio Paese.


La mia opinione
“La casa in riva al lago” è una bellissima storia familiare, di quelle che piacciono a me, che riunisce diverse generazioni tra la seconda guerra mondiale e i nostri giorni.
Tutto inizia quando Max, il nonno di Anna, tedesco scappato dall’Europa in America durante la guerra, per la prima volta fornisce alla nipote un indizio sul suo passato. Un passato misterioso agli occhi della nipote, che lui aveva sempre tenuto nascosto e del quale non aveva mai parlato volentieri.
Max mostra ad Anna le foto di un appartamento della Belle Epoque abbandonato a Parigi e, nella stessa occasione, le chiede un grandissimo favore: quello di recarsi in Germania, nella villa che apparteneva alla sua famiglia, per cercare una cosa che aveva nascosto tanti anni prima sotto il pavimento. Non specifica quale sia l’oggetto da ritrovare, ma le dice soltanto che è legato al suo più grande rimpianto.
Anna inizialmente è titubante, è una persona pragmatica e non vuole stravolgere la sua routine legata al Caffè di cui si occupa a San Francisco. Tuttavia, il fatto che per la prima volta il nonno le sveli finalmente qualcosa legato al suo passato la convince a partire verso Siegel, il paese natale di Max.
La ricerca non sarà facile: sembra che nessuno, a Siegel, nutra grande stima per il nonno e che la villa, ormai abbandonata e in disuso, sia inaccessibile.
Grazie all’aiuto di un affascinante avvocato, di Berlino Anna riuscirà a mettersi in contatto con la nuova proprietaria della villa, ricostruendo finalmente la storia di suo nonno e della sua famiglia.
Le vicende di Anna si alternano a quelle del passato e raccontano la bellissima e struggente storia d’amore tra Max e Isabelle ai tempi della guerra.
Un romanzo piacevole, che vi porterà a viaggiare tra Parigi, Berlino e San Francisco e tra due epoche diverse, raccontando l’importanza dei valori quali la famiglia, l’amore e il bellissimo rapporto che può esserci solo tra un nonno e la nipote.


Voto finale: 3/5


mercoledì 14 giugno 2017

[Recensione] Storie di vita al 30 % di Antonella Capalbi, illustrato da Federica Zancato - Leima edizioni



Trama
Quante volte abbiamo detto sì alla vita? Quante volte no? Quante parole abbiamo taciuto e quante ne abbiamo sprecate? Gli incontri e gli scontri, le vittorie e le sconfitte, l'impossibilità di stabilire un contatto, i deficit emotivi di una generazione che vive di fretta e che spesso non si accorge di godere della propria esistenza soltanto al 30%, come la batteria di un cellulare ormai esausto: questo è il fil rouge delle storie agrodolci di Antonella Capalbi, che scivolano via in fretta, esaurendosi come la carica di un dispositivo agonizzate, fino a ridursi all'osso, a racconti fulminanti di poche righe. Tutti accompagnati dal tratto secco ed essenziale dell'illustratrice Federica Zancato, che amplificano la dimensione emozionale di una raccolta che rispecchia sogni e incubi dei nostri tempi.

La mia opinione
“Storie di vita al 30%” è una raccolta di racconti davvero particolari, scritti dalla giovane autrice Antonella Capalbi.
Già il titolo suggerisce al lettore di cosa si tratta. Quante volte vi sarà capitato nella vita di fermarvi a riflettere e chiedervi se state vivendo la vita pienamente, al 100%? O se magari ci sono degli ostacoli, il più delle volte interiori, che ci fanno limitare al 30%, per usare la quantità indicata dall’autrice, che ricorda un po’ la percentuale della batteria del nostro cellulare? Una spia che vuole dirci “Ehi, fai qualcosa, mi sto spegnendo, ho bisogno di una ricarica”.
E così, la brillante penna di Antonella Capalbi ci porta nelle vite di diversi personaggi, che, pur estremamente diversi tra loro, hanno tutti questa caratteristica, che è il filo conduttore dei racconti: la sensazione di non vivere a pieno la loro vita. Sono certa che non potrete non ritrovarvi in ciascuno di loro: chi si rende conto dell'importanza cose non dette, chi dice sempre no a tutto, chi per timidezza si nasconde. 
I racconti scivolano via pagina dopo pagina, grazie alla scrittura diretta e tagliente dell’autrice, che viene accompagnata dai disegni altrettanto schietti dell’illustratrice Federica Zancato, che riesce a cogliere le parti più importanti dei racconti e a portarcele davanti agli occhi.
Una raccolta che porta il lettore a tante riflessioni: alla fine di questa piacevolissima lettura, sarete i primi a chiedervi “Mi sto perdendo anche io qualcosa?”.


Voto finale: 4,5/5